Brasil…..

25 de Janeiro, 2009

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Portugues e Italiano (sotto)

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Confira tambem o ultimo servico publicado no Jornal de Tijucas (www.jornaltijucas.com.br Edicao 390)

De imediato, as pessoas ao olharem o titulo esperam naturalmente um texto sobre o meu querido pais, minhas eternas saudades. Certo? Em parte. A saudade, esta unica palavra nossa, e visivel, quase incontivel. Porem o motivo e que acabara de entrar no Sudao, o gigante africano, terra das longas distancias e vento forte varrendo uma terra plana, um horizonte sem fim. E quando comecei meus primeiros passos pelo arabe e aprendi o “Aina dai Brasil…”(Algo como “eu venho do Brasil”), o ja facil sorriso do sudanes se abria. Brasilll, Maradona!? Epa!!! E, ate aqui, no meio do deserto, a eterna rivalidade sul Americana era messa a posto. Desistia sempre e acabava concordando apesar de saber que os dois paises, tao belos porem tao distintos, pudessem ser confundidos. A primeira obvia pergunta claro era sobre futebol, depois café, samba e mulheres bonitas. Por maior que fosse minha persistencia tentando quebrar e ultrapassar estes mundialmente conhecidos esteriotipos canarinhos, estas famosas “imagens exportacao”, estas continuavam enraizadas la, no incosciente popular mundial. Talvez jamais perdessem seu posto, apesar do gigante sul Americano estar atualmente um pouco mais alem. O fato e que com estas simples palavras, camas para dormir apareceram, assim como doces, chas e refeicoes gratuitas em comunhao, bem a o estilo arabe. Horas e mais horas de conversa universal, em uma cumplicidade sem fim, a prescindir do dominio de linguas comuns. Mas o “ceu” tinha um preco, e meu longo purgatorio chamava-se vento norte . Incessante, castigante, extenuante. Comecei a analiza-lo com mais calma, tentando achar uma brecha ao pedal. A noite e pela manha cedo era mais fraco, porem em uma bela noite fui pego desprevido por uma verdadeira tempestade de areia, em uma incomum regiao. Ao norte, no deserto nubiano estas eram mais comuns e frequentes. Por sorte estava com a barraca bem ancorada e protegida e nao tive mais complicacoes. Assim, forcadamente minha rotina teria que mudar. Sem opcoes virei um ciclista noturno. Acordava todos os dias religiosamente as 3:00 hrs da manha e comecava minha gelida, solitaria e desertica rotina. E assim, dia apos dia fui progredindo no belo Deserto Nubiano, lugar de areia e vento com certeza. O pouco trafego no inicio da manha, tao escasso quanto o numero de pessoas, aliado a uma otima estrada favorecia meu alto rendimento. Rendimento que caiu drasticamente em um dia que insisti pedalar apos o meio dia. Impossivel!!! Entretanto, o frio das manhas so nao congelava meus pensamentos, minha viagem nesta infinita paisagem de areia. Fui longe, muito longe, talvez levado tambem pelos pensamentos de que o fim estava se aproximando apos longos e intensos anos. Sentia cansaco fisico e mental, e realizei que era hora de mudar mais uma vez. Neste tempo e certo que perdi cabelos, e muitos, que envelheci um pouco, que apareceram mais algumas rugas e dores em lugares novos. Mas ainda estava valendo a pena, e que cada gota de suor despendida no meu pedalar sem fim, era feita com extrema vontade de viver, com extrema exaltacao e amor pela vida. A chegada no Brasil estava eminente e pensando melhor sobre os nossos rotulos, em uma das infinitas retas, contra um forte vento, me perguntando mais uma vez o porque de tudo, pensei: ”E afinal, ver um jogador bailar com arte e confidencia, ao lado de uma bela mulher, por fim bebendo um cafezinho fresco ao som de um belo e saudoso samba, nao era algo tao mal assim….”

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Brasile

Dal titolo si potrebbe pensare che si tratti di un testo sul mio tanto amato paese, che mi manca infinitamente. In parte parlerò di questo. La “saudade” (parola che esiste unicamente nella lingua portoghese e che sta a significare una forte nostalgia), questa nostra unica parola, è grande e a volte difficile da controllare. L’ispirazione per questo testo è nata dopo essere arrivato in Sudan, il gigante africano, terra di immense distanze, dove un forte vento soffia costantemente su un paesaggio piano dall’orizzonte infinito. Una delle prime cose che ho imparato a dire in arabo è stata “Aina dai Brasil”, qualcosa come “Vengo dal Brasile”. Frase che faceva sorridere amichevolmente i sudanesi, che continuavano con “Brasil? Maradona!”. L’eterna rivalità sudamericana è arrivata fin qui, nel bel mezzo del deserto. Lasciavo sempre perdere e alla fine annuivo malgrado questi due paesi, tanto belli quanto diversi fra loro, venissero confusi. La prima domanda riguardava ovviamente il calcio, poi seguiva quella sul caffè, la samba e le belle donne. Per quanto tentassi di andare oltre questi stereotipi e questi luoghi comuni “da esportazione”, era difficile pensare di poterli sradicare, ormai così condivisi a livello mondiale. Forse rimarrà sempre così, malgrado questo gigante sudamericano sia andato ben oltre. Il fatto è che tuttavia queste semplici immagini erano sufficienti per far apparire letti per dormire, così come squisiti dolci, tè e belle tavole di cibo da mangiare in comune, in tipico stile arabo. Ore e ore di chiacchierate, trovando una complicità incredibile pur non parlando la stessa lingua. Ma questo paradiso aveva il suo prezzo da pagare: il vento del nord, incessante ed estenuante, una vera e propria punizione. Ho cominciato quindi ad analizzare meglio la situazione, vista la mia necessità di pedalare. Di notte e al mattino presto il vento era più calmo. Ciononostante, una bella notte mi sono trovato nel mezzo di una tempesta di sabbia in una regione dove queste non sono frequenti. Nel deserto nubiano, a nord, sono più frequenti e comuni. Per fortuna mi trovavo al sicuro, nella mia tenda ben piantata al suolo, e non ho avuto grossi problemi. Era chiaro, la mia routine sarebbe dovuta cambiare. Per mancanza di alternative sono diventato un ciclista notturno. Mi svegliavo ogni giorno religiosamente alle tre del mattino, per cominciare la mia giornata nel deserto freddo e solitario. In questo modo, giorno dopo giorno, ho raggiunto il deserto nubiano, luogo di sabbia e vento. Il traffico del mattino, scarso come il numero delle persone che a quell’ora si trovavano in giro, e un ottimo manto stradale, favorivano il mio rendimento fisico. Cosa impossibile da ottenere dopo mezzogiorno. Ci ho provato una volta. Impossibile! Tuttavia il freddo di quelle mattine non riusciva a congelare i miei pensieri e la mia volontà di viaggiare in quell’infinito paesaggio sabbioso. Andavo lontano, sempre più lontano, aiutato forse dall’idea che, dopo questi lunghi ed intensi anni, il viaggio stava arrivando alla fine. Sentivo la stanchezza fisica e mentale e ho realizzato che era arrivato ancora una volta il momento di cambiare. In questo tempo ho perso molti capelli, sono invecchiato un po’, mi è venuta qualche ruga in più e anche qualche doloretto qua e là. Ma ne stava valendo ancora la pena e ogni goccia di sudore nel mio infinito pedalare era la conseguenza di un’infinita voglia di vivere, di un amore estremo per la vita. Il mio ritorno in Brasile si sta avvicinando sempre di più. Percorrendo una delle rette infinite in mezzo al deserto, contro un forte vento, e ripensando ai tanti stereotipi sul mio paese, mi sono chiesto ancora una volta il perché stessi facendo tutto questo. Infine ho pensato che “vedere un giocatore ballando con classe, accanto ad una bella donna e bere un buon caffè al ritmo di una bella samba, non era poi così male…”

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